sabato, ottobre 05, 2013

Per uscire dalla crisi: impegno e responsabilità



DIALETTICANDO



Per uscire dalla crisi: impegno e responsabilità

di Giorgio Loli
Presidente Consiglio dei Revisori di Unicredit








Serge Latouche, il guru della decrescita, ci dice che la necessità di ridurre la distruzione del pianeta impone di ridimensionare il nostro stile di vita e non solo attraverso una cura dimagrante della nostra evidente obesità, ma anche attraverso un cambiamento dei nostri bisogni.
Siamo troppo abituati a cercare e talvolta trovare responsabili esterni a noi che hanno provocato la crisi attuale: mutui subprime della California, speculazione finanziaria, globalizzazione, grande fratello. E ancor più cerchiamo di individuare chi altro può portarci fuori da questa situazione soffocante: l’Europa, la Germania, il nuovo Governo, l’eliminazione dell’euro.
Facciamo molta fatica ad ammettere che la crisi l’abbiamo provocata noi, con i nostri comportamenti, e che solo noi possiamo uscirne, cambiando i nostri comportamenti.
Le civiltà o più semplicemente le comunità si reggono sugli ideali e sui valori che sviluppano nel loro formarsi. Quali sono questi valori e ideali oggi? Se ci interroghiamo onestamente dobbiamo ammettere che sono più individuabili nella ricerca del benessere e dell’arricchimento che non nella solidarietà e mantenimento del bene comune.
In Italia oggi vi sono aziende dove la remunerazione più alta dei dipendenti è 500 volte quella più bassa. Il sogno di molti è di vivere di rendita, e questa è meno tassata del lavoro dipendente. L’evasione fiscale, anche quella di piccolo cabotaggio nel pagare illegalmente la parcella del medico, è considerata una furberia. Sporcare le strade e i marciapiedi è considerato un diritto.
La crisi viene dal nostro stile di vita. In Italia sono molti anni che consumiamo più di quanto possiamo permetterci. L’enorme debito pubblico è la misura di quanto abbiamo consumato di troppo. Nessuno può sottrarsi a questa responsabilità. E’ la somma delle nostre piccole o grandi evasioni, dell’aver eletto chi ha amministrato male il paese, di non esserci impegnati in compiti di gestione della cosa pubblica, di aver mangiato più del necessario.
La crisi può essere risolta solo se cambiamo il nostro stile di vita, ognuno di noi, individualmente. Senza cercare la scusa che prima devono farlo i più ricchi o quelli del nord o quelli del sud.
Cosa vuol dire cambiare stile di vita? Vuol dire, per prima cosa, smettere di cercare le cause all’esterno di noi, dove peraltro non possiamo fare un granché; ma assumere le responsabilità che ci competono. Vuol dire recuperare un comportamento sobrio, rispettoso della comunità e dell’ambiente, vuol dire rendersi conto che il benessere si trova in una convivenza civile e pervasa di sentimenti.
Certo che non è facile, ma se proviamo a cambiare la direzione del nostro sguardo spostandolo dagli altri verso di noi, scopriremo quante risorse inutilizzate abbiamo da mettere a disposizione della soluzione di questa crisi.